Steve Jobs secondo Socci: "Attenzione: non era il Messia"

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"Le sole due frasi suggestive da lui pronunciate nel famoso discorso di Stanford non sono sue: sono citazioni (e lui peraltro lo dice esplicitamente). Eppure vengono evocate come massime del mito Jobs.
"Continuate ad aver fame. Continuate ad essere folli" è una frase del "Whole Earth Catalog" di Steward Brand. Mentre "vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo" è un pensiero della spiritualità monastica cristiana che Jobs lesse a 17 anni" (Antonio Socci)

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Steve Jobs

 

 

secondo Antonio Socci (nella foto di Imago Economica)
anche la celebre frase "Stay hungry, stay foolish"
va ridimensionata

 

 

 

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Antonio Socci "Dissento: a Steve Jobs preferisco Faggin"

Con il titolo "Ora basta! Jobs non era il Messia!  il giornalista Antonio Socci dal suo blog esterna un più che legittimo intervento di sul quale una riflessione va spesa.

Afferma che sarebbe nata una nuova religione: la Chiesa catodica. "Che non rivela il senso della vita, ma vi priva del senso del ridicolo. Questa chiesa si è scelta come suo (involontario) messia (provvisorio, in base ai gusti del mercato) il povero Steve Jobs. A sua insaputa".

Per Socci questa "chiesa" ha i suoi celebranti, prosternati e adoranti. "....Sono giornalisti, intellettuali, vip di ogni genere, politici e opinionisti. I quali, non credendo più a Dio, non è che non credano in nulla, ma - come diceva Chesterton - credono a tutto. Si sono convinti perfino che Jobs sia il messia: colui che ha cambiato il mondo".

Ammettendo che il buon Jobs non mai fatto male a nessuno ma "...ha semplicemente dato sfogo alla sua inventiva, producendo tanti aggeggi elettronici, diventando un grosso industriale e accumulando un patrimonio enorme..." Socci rileva che la sua attività di industriale però non può spiegare lo stupefacente spettacolo a cui abbiamo assistito dopo la sua morte con i tg che aprono su Jobs e occupano mezzo telegiornale.

"...Le catene televisive del mondo che celebrano il defunto con tonnellate di incenso, come una divinità dei nostri tempi e poi i programmi della serata che inneggiano al "grande", a colui che ha "realizzato il sogno dell'umanità". E a chi si chiedesse come sarà il mondo senza di lui, Socci risponde  "Tranquilli: sarà esattamente come prima. Se l'umanità ha superato perfino la scomparsa dell'inventore della lavatrice, ce la farà anche stavolta. Solo che della morte dell'inventore della lavatrice nessuno ha nemmeno dato notizia. Per la morte di Jobs invece siamo stati alluvionati dalle "lacrime" mediatiche".

A questo punto le riflessioni: e cioè come possa spiegarsi tutto questo. E allora se davvero il suo merito è di averci cambiato le abitudini c'è qualcuno di più importante e sconosciuto.

"Chi conosce padre Eugenio Barsanti e Felice Matteucci? Non credo. Nemmeno fra giornalisti e intellettuali. Eppure hanno cambiato la vita dell'umanità forse anche più di Jobs: hanno infatti inventato e brevettato il primo motore a scoppio. Auto, moto e quant'altro vengono da lì.
Scusate se è poco: senza di loro andremmo ancora a piedi, o in bicicletta".

E poi proprio per restare tra computer e internet, ricorda un "tizio" che dovrebbe essere il vanto del genio italiano ed invece è sconosciuto. "Un tizio che secondo me è stato molto più  decisivo di Jobs nel rivoluzionare i nostri modi di vivere e - sorpresa! - è un italiano. Solo che nessuno lo conosce. Almeno in Italia, perché in America lo conoscono benissimo: si chiama Federico Faggin e il 19 ottobre 2010 ha ricevuto dalle mani di Barack Obama il più alto riconoscimento americano in campo scientifico, la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l'Innovazione. ' a lui che si deve il progetto del primo microprocessore, cioè quella cosina minuscola che fa funzionare tutti i nostri computer e tutti i congegni elettronici. Credo si possa dire che senza quest'invenzione non ci sarebbero né Internet, né Jobs, né Bill Gates, né Google, né Facebook, perché non ci sarebbero nemmeno i personal computer e gli smart phone. E tante altre cose".


Tutta da ridimensionare anche la retorica del famoso discorso di Standford. "Jobs che in fin dei conti viene magnificato per delle massime che trasudano una certa banalità" scrive Socci e poi porta degli esempi.

"Sentite queste: 'nella vita tutto serve', 'bisogna credere in qualcosa', 'quando la vita vi colpisce con una bastonata non scoraggiatevi', 'nessuno vuole morire, ma alla morte nessuno è mai sfuggito'.
Non c'era bisogno di Jobs: questi pensieri li abbiamo già sentiti tutti da nostra nonna. Decantare queste parole come perle filosofiche rischia di farci finire nell'assurdo o nel ridicolo".

Ecco allora il verdetto di Socci: Jobs è solo un uomo del nostro tempo.

"E' stato un bravo inventore e un industriale di grande talento. Anche un tipo simpatico e tosto, per come ha vissuto la malattia. Ma, sinceramente, non mi pare uno che ha rivoluzionato la storia umana. Nemmeno un filosofo. Le sole due frasi suggestive da lui pronunciate nel famoso discorso di Stanford non sono sue: sono citazioni (e lui peraltro lo dice esplicitamente). Eppure vengono evocate come massime del mito Jobs. Continuate ad aver fame. Continuate ad essere folli" è una frase del "Whole Earth Catalog" di Steward Brand. Mentre "vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo" è un pensiero della spiritualità monastica cristiana che Jobs lesse a 17 anni in forma di battuta umoristica:  "Se vivrete ogni giorno come se fosse l'ultimo, un giorno sicuramente avrete avuto ragione".  

In conclusione Jobs andrebbe ricordato per quello che  è stato e cioè un creativo e un grande industriale (Socci usa il termine 'grosso').

Ergo: non facciamone il messia. "...E non inventiamo miti per coprire il nostro vuoto. Credo che lui stesso, che continuava a vestire jeans e girocollo, avrebbe trovato assurda questa enfasi messianica planetaria".

(8 ottobre 2011)

l'articolo nella sua versione integrale è consultabile qui: >>>>

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