Una vita consapevole della colpa, una pena inconsapevole della vita

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Festa di laurea per Carmelo Musumeci

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Carmelo Musumeci dietro le sbarre ci andò con la seconda elementare, da solo ha preso un diploma, poi si è iscritto a giurisprudenza, e senza mai uscire dal carcere nel 2005 conseguiva la laurea breve. Racconta che solo la lettura e lo studio gli hanno consentito di sopravvivere all'Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi in regime di 41 bis, in isolamento diurno. La scrittura di poesie, racconti e favole gli ha fatto scoprire anche la sua anima di comunicatore: ha vinto premi letterari che non ha mai potuto ritirare di persona. Da poco è uscito il suo ultimo libro di racconti
"Gli uomini ombra" (Gabrielli editori) in cui narra storie vere o romanzate di ergastolani.

 

 

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Undici ore per tornare uomo

(Spoleto 15 maggio 2011) - Carmelo Musumeci, aveva 36 anni quando, nell'ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia. Era il capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. Da ragazzo aveva conosciuto presto collegio e riformatorio, carcere minorile. Cresciuto in una famiglia di Aci Sant'Antonio, aveva conosciuto presto le regole della malavita siciliana e quel farsi giustizia da soli. Una molla che scattò anche quel giorno in cui gli spararono sei colpi di rivoltella. "Reagii come sapevo: facendomi giustizia da solo. Le uniche regole a me note erano quelle con cui sono cresciuto". Così venne condannato all'ergastolo.

Ha trascorso già 20 anni, ne ha 56 ed è uno dei sepolti vivi nel carcere di Spoleto assieme ad altri settecento detenuti. In base a una legge del 1992, è un "ostativo" cioè gli è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi premio, né tanto meno semilibertà o affidamento in prova ai servizio sociale. Per sopravvivere alla morte della speranza e alla impossibilità di una rinascita (il carcere, va ricordato, dovrebbe rieducare gli uomini o almeno questo è uno degli scopi che si prefigge), si è messo a studiare e pochi giorni fa ha coronato il suo sogno.

Lui che dietro le sbarre ci andò con la seconda elementare, da solo ha preso un diploma, poi si è iscritto a giurisprudenza, e senza mai uscire dal carcere nel 2005 conseguiva la laurea breve. Racconta che solo la lettura e lo studio gli hanno consentito di sopravvivere all'Asinara dove ho trascorso un anno e sei mesi in regime di 41 bis, in isolamento diurno. La scrittura di poesie, racconti e favole gli ha fatto scoprire anche la sua anima di comunicatore: ha vinto premi letterari che non ha mai potuto ritirare di persona. Da poco è uscito il suo ultimo libro di racconti "Gli uomini ombra" (Gabrielli editori) in cui narra storie vere o romanzate di ergastolani.

Carmelo da fuorilegge è diventato dottore in Legge. Ha intitolato la sua tesi "Pena di morte viva" e a discussione ultimata dopo le rituali strette di mano è stata la casa d'accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII ad accogliere la festa di laurea tra i familiari, qualche amico e un orologio inesorabile che scandiva le 12 ore a disposizione per l'evento, un permesso speciale che gli ha consentito di uscire dalla cella della prigione di Spoleto lo stretto necessario per portare a termine un cammino di studi che significa il riscatto di una vita.

"Cos'è l'ergastolo ostativo?" gli ha chiesto il professor Carlo Fiorio, docente di diritto penitenziario presso la facoltà di Giurisprudenza a Perugia. Lo studente che gli era di fronte era preparatissimo: Carmelo Musumeci non ha avuto esitazioni a rispondere, lui l'ergastolo ostativo lo vive giorno per giorno come una goccia che inesorabile cade sullo stesso angolo di pavimento e lo corrode. 

"L'ergastolo è una pena ingiusta perché si basa su un ricatto medievale e instaura il principio che si esce dal carcere non perché il detenuto se lo merita, ma solo se diventa collaboratore di giustizia..." è stata la riposta che Musumeci ha dato al relatore il giorno della sua laurea specialistica. Le dodici ore di libertà che gli sono statre concesse dopo tanti anni sono state il coronamento di una sfida ed anche un atto d'accusa contro il meccanismo punitivo più crudele che il diritto potesse inventarsi: l'eliminazione della speranza. E oggi i suoi studi giuridici sono a servizio anche dei compagni del carcere di Spoleto per i quali è a disposizione per scrivere un'istanza o un ricorso dopo che anche lui è riuscito a presentare da solo un ricorso alla Corte Europea contro l'Italia e a vincerlo nel 2005 .

Da qualche anno è il portavoce della coscienza ‘politica' degli ergastolani: lotta per l'abolizione del "fine pena mai" di cui s'è fatta promotrice anche la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, conosciuto nel 2007 mentre stava facendo uno sciopero della fame contro l'ergastolo. "Venne in carcere e firmò l'appello.

Musumeci dalla Comunità ha ricevuto una tutor per lo studio: Nadia Bizzotto, responsabile della casa di Bevagna. A lei è stato affidato, senza scorta, per il viaggio verso la facoltà dove avrebbe conseguito il dottorato. "Oggi è come se mi fossi laureata anch'io", ha commentato emozionata Nadia.

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