Scatti che sembrano evocare una scenografia per Bertolt Brecht

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Claudia Marini, Olympia 

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"...A rendere eterne certe immagini è la persona che ne riconosce il contesto, per conoscenza diretta oppure emotiva. Oppure è il tempo che permette all'immagine di divenire un'immagine storica, di raccontare e mostrare altro oltre a ciò per cui al suo momento era nata..." (Claudia Marini)

Claudia Marini, Berlino-Olympia e ritorno

(10 febbraio 2011) - Che riprenda stanze vuote o stabilimenti in disuso, le fotografie di Claudia Marini dicono il vuoto essenziale ed esistenziale. "Olympia" è il suo ultimo progetto e comprende una serie di immagini riprese nei luoghi ove furono ospitati gli atleti che parteciparono alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

Con questi scatti che sembrano evocare una scenografia per Bertolt Brecht, la Marini offre molteplici piani di lettura di un nome suggestivo come quello di Olympia. Anzitutto è il nome di una donna tedesca che emerge dal passato grazie ad una fotografia che la ritrae e che la Marini ritaglia, separando la donna dal suo contesto originario.

Olympia è anche il nome dell'antica città greca ubicata lungo il corso del fiume Alfeo, nell'Elide (Peloponneso nord-occidentale), luogo di culto e sede dello svolgimento dei giochi "olimpici", tributati, ogni quattro anni, in onore di Zeus. Olympia, poi, è un film documentario di Leni Riefenstahl, il primo mai girato su un'Olimpiade, per documentare i giochi di Berlino del 1936.

Claudia Marini, fotografa professionista di origini trentine ma residente a Bologna, si è dedicata a questo lavoro per motivi professionali. Un lavoro raffinato attraverso il quale l'autrice riattiva l'identità sociale. Nonostante il vuoto, questi luoghi un tempo furono vissuti ed abitati. Grazie all'uso di personaggi figurati, dislocati sullo sfondo dello spazio espositivo, questi luoghi abbandonati tornano a farsi vivi con un processo di sublimazione. Le stanze sembrano così ritrovare energia, ripopolarsi e tornare a vivere.

"Tagliare le figure umane, togliendole dal loro contesto, e rimescolarle fra di loro è un modo per creare nuove dinamiche relazionali, nuove storie, nuovi significati. Solo in un contesto fantastico, personaggi vissuti in epoche diverse e in luoghi diversi possono incontrarsi" afferma Claudia Marini che gira spesso per i mercatini alla ricerca di "spiragli di vite sconosciute".

"Le incontro per caso, una sull'altra e alla rinfusa, nei mercati delle pulci" racconta "e rimango colpita da uno sguardo, da una posa, una relazione, un abito, una forte curiosità per il prima e per il dopo, quell'attimo fugace fermato dalla pellicola, per l'Oltre quel ritaglio di realtà che è l'inquadratura".

Le sue parole richiamano il mistero fotografico di certe immagini-ricordo magari semplici, che però nell'attimo stesso in cui si manifestano acquisiscono sapore eterno, perchè fermano un momento e lo isolano dallo scorrere del tempo. Senza nessuna pretesa di essere arte, lo diventano. (C.Perer)

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