Federico Zeri - "Il capolavoro non esiste"
di Corona Perer
Ha ragione Paola Tognon, che ha curato la sezione contemporanea della mostra dedicata a Federico Zeri a Bressanone (estate 2011). "Molte delle cose dell'arte si capiscono solo vivendole".
L'allestimento di sapore classico incastonato dall'architetto Fulvio Giorgi dentro un gioiello storico come il museo diocesano di Bressanone, dice la modernità di Federico Zeri. Al grande storico dell'arte questa mostra sarebbe certamente piaciuta.
Partendo dal presupposto che ogni arte nelle diverse epoche è stata a sua volta arte contemporanea, la sezione curata da Paola Tognon consente di gettare l'occhio contemporaneo di fronte al sublime gioco dell'arte senza tempo. La curatrice lo ha spiegato con parole intense. "Dopo Duchamp niente è stato come prima: vita e arte si sono saldate con le emozioni e questo è quello che fa l'arte contemporanea che non ha tempo perché vive nel nostro tempo, per questo è più difficile. Tutte le arti sono state contemporanee serve allora la curiosità di scoprire e giocare con la relazione fra le cose. In questo caso si tratta della relazione fra le opere di Zeri e la nostra vita che interferisce con la sua".
La sezione contemporanea completa e include il nucleo plastico di 46 opere donato da federico Zeri (Roma, 11921 - Mentana 1998) all'Accademia Carrara. Un nucleo in un arco storico compreso tra '400 e '800 narrato da apparati testuali e da cinque presenze contemporanee.
Gli artisti chiamati a dialogare con Zeri hanno portato a loro volta segni e sentieri: il libro illuminato da una piccola lampada di Marco Airò, artista Mago che ; il monaco che si aziona in una preghiera mantrica e circolare di Massimo Bartolini, l'artista monaco; il cubo di fogli impressi da una piccola mano da portarsi via come dono di Félix Gonzàles Torres, l'artista virus; il nuovo ordine del mondo su tre linee, cioè la forma del pensiero e del concetto di Francesco Gennari, l'artista demiurgo; l'orologio con le lancette impedite di Jorge Macchi, l'artista tempo. Il percorso eleva a quell'Assoluto a cui tende l'arte.
"E l'orologio di Macchi ci dice che l'arte è capace di fermare il tempo e andare oltre il tempo. Ci voleva coraggio a inserire il nostro tempo nel tempo dell'arte che è passato, presente e futuro" ha commentato Paola Tognon cui va dato atto di aver costruito un percorso di grande suggestione e fascino.
Nato nel 1921 a Mentana, Roma, dove è morto nel 1998, Federico Zeri si è imposto al mondo come studioso indipendente. Consulente di importanti istituzioni francesi e inglesi, (aveva anche collaborato con il museo Paul Getty di Malibu) era stato autore di numerosi volumi.
Ricordiamo i quattro volumi sui dipinti italiani del Metropolitan Museum di New York e poi "Mai di traverso" , "L'inchiostro variopinto", "Dietro l'immagine", "Giorno per giorno nella pittura", "La percezione visiva dell'Italia e degli italiani", "Orto aperto" e ancora suoi cataloghi della Galleria Spada (1954) e della Galleria Pallavicini (1959) di Roma, considerati esemplari per il rigore storico.
Al suo attivo anche diverse trasmissioni televisive dedicate al tema della conservazione dei beni culturali, ma anche partecipazioni in programmi di varietà nei quali si era ritagliato spazi con umorismo e caustica ironia.
Per conoscere meglio Federico Zeri è consigliabile la lettura di "Venti modi di essere, Zeri", (Umberto Allemandi), un libro che presenta storici dell'arte, amici e collaboratori, alle prese con il "ritratto impossibile" di un uomo indimenticabile.
Personaggio singolare, esigente, outsider la cui carriera si è dipanata ai margini delle università e delle consorterie dei musei, Federico Zeri si è imposto per la sicurezza del giudizio, la ricchezza delle analisi e l'intransigenza con la quale non ha mai cessato di denunciare scandali e casi di falsi nell'ambiente artistico. Da molti è considerato successore e pari di Bernard Berenson, il grande connaisseur d'inizio secolo di cui Zeri condivide il metodo.
Consigliere e consulente del conte Cini e del miliardario J.P. Getty, frequentatore della nobiltà romana come degli storici più noti della nostra epoca, della buona società londinese come di quella, più eterogenea, di Hollywood, Zeri amò e catalogo l'arte: la sua unica grande passione.
(Bressanone agosto 2011)