Gianluca-Solera- "Muri-lacrime-za'tar"
di Corona Perer
E' una testimonianza di resistenza e denuncia quella di Breaking the Silence, i giovani israeliani che dopo aver servito l'esercito nei Territori occupati si battono per far sapere ai propri connazionali gli abusi osservati. Ma non sono i soli.
A combattere sono anche i "refusenics" soldati israeliani che si rifiutano pubblicamente di prestare servizio nei Territori andando incontro alla galera. Sono nell'esercito ma non vogliono essere complici di ingiustizia.
Israele è certo un paese che soffre e sta soffrendo, ma la realtà viene vista con buonismo in Occidente.Non basta dire (lo fanno molti cristiani) che la Terra di Gesù dovrebbe conoscere la pace, bisogna infatti andare oltre le apparenze.
Grazie ad un libro è possibile conoscere meglio una regione della terra senza confini certi che alcuni chiamano Giudea e Gaza, altri "Territori palestinesi occupati". Altri ancora Samaria, oppure dicono semplicemente Israele, Terra Promessa, Terra Santa, Waqf islamico. In tutti i casi si sta parlando di una porzione di mondo sofferente e divisa.
La racconta Gianluca Solera in "Muri, lacrime, za'tar" (edito da Nuovadimensione, 2007). Lo za'tar è il timo, una tradizione tipica: viene gustato con l'olio d'oliva sul pane casereccio. E' cioè qualcosa che dice questa terra e sopravvive nonostante tutto. Il testo di Solera (prefazione del Patriarca latino di Gerusalemme, Sabbah e postfazione della Vicepresidente del Parlamento Europeo Morgantini) descrive una sorta di viaggio nella tradizione e nel dissenso.
L'autore è un cattolico di origini ebree sefardite, responsabile del network della Fondazione "Anna Lindh" che opera per il dialogo tra le culture del Mediterraneo. Per due anni ha vissuto nei Territori palestinesi. E ce la racconta attraverso dati oggettivi e vite vissute.
Come quella di Jeff Halper, urbanista israeliano. Dice che dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967 sono state distrutte 12.000 case palestinesi nei Territori occupati e che nel 92% dei casi non c'è stata nessuna relazione con gli attacchi terroristici, "...ma una politica di punizione collettiva per sradicare i palestinesi dalla loro terra".
La sua collega Suad Amiry, architetta, già Vicepriministro della cultura nel primo governo dell'Autorità palestinese, parla del conflitto con Israele come di una lotta per la terra che giorno dopo giorno viene confiscata.
Amira Hass, giornalista del quotidiano israeliano "Haaretz", ha vissuto diversi anni a Ramallah e Gaza. Dice di vedere nella politica israeliana un mix di occupazione militare, colonialismo e apartheid ma accusa i palestinesi di essere "prigionieri della retorica".
Il libro di Solera è 'politico', perchè legge i fatti con le lente delle piccole cose di tutti i giorni, senza guardare al colore della fede e del sangue dei suoi protagonisti, dando voce a chi vuole alimentare le speranze di pace e convivenza senza ignorare ciò che è fonte di oppressione e ingiustizia.
L'autore registra ciò che accade nei territori sotto controllo dell'esercito israeliano, come nella "polveriera" di Hebron, dove forte e tangibile è l'occupazione militare. Documenta sia la sofferenza palestinese che le conseguenze sociali e umane.
Il "Security Fence", il muro di sicurezza eretto da Israele, descritto come un giocattolo a grandezza naturale, che lede la dignità umana. Tra le storie, che la tv non ci racconta, ci sono le esperienze dei credenti, i cristiani dei villaggi come l'antica Efraim, oggi Taybeh, dove Cristo si rifugiò con i discepoli. È l'ultimo villaggio completamente cristiano in Terra Santa, dove ci sono scuole per i bambini musulmani dei villaggi circostanti e dove le parrocchie cattoliche sono riuscite a fare centri di aiuto sociale con aiuti esteri.
Il libro di Solera non tace il dramma dell'esodo dei palestinesi cristiani, che nel 1948, quando venne fondato lo Stato d'Israele, erano un quarto degli abitanti della Palestina storica, mentre oggi sono all'incirca il 2,5% della popolazione.
Il consiglio dell'autore a quanti vanno in Terra Santa è di scendere dagli autobus Grand Luxe e visitare i villaggi dispersi sulle colline della Cisgiordania o curiosare nelle campagne della Galilea, recandosi nei luoghi attraversati da Cristo, entrando nelle sinagoghe, nelle moschee e nelle chiese di altre confessioni cristiane.
Ha perfettamente ragione: questo è quanto fa il vero pellegrino perchè solo così si conosce la vita e il dramma di tutti i giorni come documentano anche i reportage di SENTIRE, realizzati proprio sotto questo spirito nei giorni della visita di Mr. Bush in Terra Santa (li potete leggere cliccando dal sommario Popoli).
Gianluca Solera "Muri, lacrime, za'tar"
Ed. Nuovadimensione, 2007
448 pagg, Euro 18