Donne Violenza & Manifesti
di Corona Perer
"Comincia con delle grida, non deve finire nel silenzio". Il manifesto è volutamente stropicciato, un effetto di stampa per dire che la vita di una donna violentata appare - a quella donna - come una vita ormai da buttare. È questa la ferita più grande, la cicatrice insanabile che ogni donna violentata racconta di portarsi dentro. Ed è questo lo slogan scelto per la campagna contro la violenza sulle donne: "comincia con le grida, non deve finire nel silenzio". Un silenzio che uccide "dentro".
Il 25 novembre è la giornata che ricorda al mondo questa piaga vissuta sulla propria pelle da milioni di donne. L'8 marzo è il giorno in cui il tema riprende vigore, ma di emergenza donne - visto l'incremento degli stupri - ne vediamo tutti i giorni.
È nel 1981 che in America Latina e nei Caraibi si sceglieva questa data, in memoria dell'uccisione delle sorelle Mirabal da parte delle forze di sicurezza del governo Trujillo, avvenuta nelle Repubblica Dominicana
nel 1960. Nel 1999, le Nazioni Unite dichiararono il 25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne.Amnesty International fa sapere che uno degli strumenti internazionali di protezione dei diritti delle donne è la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw). Adottata nel 1979 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Cedaw richiede espressamente agli Stati parte di "adottare appropriate misure
per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne da parte di qualsiasi individuo, organizzazione o entità".
"Accanto alla discriminazione (che è una delle principali cause, insieme alla militarizzazione delle società e ai conflitti armati, della violenza sulle donne) vi è anche l'impunità, che è la ragione per cui la violenza si perpetua. Fino a quando coloro che si macchiano di atti di violenza sulle donne continueranno a commettere i loro crimini impunemente, il ciclo della violenza non sarà spezzato.
La violenza può avvenire in nome della tradizione, della cultura o della religione, arrivando anche nei luoghi più intimi e privati per mano degli uomini con i quali le donne condividono le loro vite. Discriminate nell'accesso ai diritti economici e sociali e ben lontane da una partecipazione piena ed eguale nella sfera politica e decisionale, le donne hanno ancora bisogno del tuo sostegno".
A dirlo è Amnesty International in un appello emesso proprio per lo scorso 25 novembre. Ma anche gli artisti hanno fatto sentire la loro voce con un manifesto-choc appeso a Roma e nelle principali città italiane
Potete visualizzarlo qui Il messaggio è chiaro: della violenza alle donne devono soprattutto vergognarsi gli uomini. E infatti nel manifesto vengono invitati ad usare il cervello e non a incappuciarsi come dei boia-carnefici.