La mostra di Milano per celebrare un vero intellettuale tra secondo e terzo millennio

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Un'opera del 1992: "I visceri dell'uomo luna"

"Oggi le mode non durano nulla c'è un avvicendarsi terribile nella ricerca di qualcosa di nuovo. Tutti vogliono la novità, sia nell'oggetto industriale sia nell'opera d'arte. Così se un tempo gli stili duravano cinquanta anni o addirittura un secolo, oggi durano tre o quattro anni". (Gillo Dorfles)

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Gillo Dorfles, l'omaggio di Milano

(Milano, 27 febbraio 2010) - Oltre 200 le opere in mostra a Palazzo Reale di Milano, fino al 23 maggio, per ripercorrere le grandi tappe del Novecento tramite lo sguardo alchemico del critico-artista Gillo Dorfles che compirà 100 anni il prossimo 12 aprile.

"L'avanguardia tradita" è il titolo della mostra a lui dedicata. "Avanguardia tradita, perché io sono per una via alternativa a quella ufficiale" dice il famoso critico nato a Trieste nel 1910, amante della mistica steineriana nonché laureato in Medicina e Psichiatria.
 
La sua vera passione però è la critica d'arte; friulano di madre genovese, Dorfles fu quello che si potrebbe chiamare un intellettuale mitteleuropeo. Arrivò a Milano alla cattedra di Estetica, prima come libero docente e poi come ordinario. Commentò Bauhaus e Scuola di Francoforte, fu tramite per scambi internazionali, si dedicò anche all'impatto del design. Non basterebbe Palazzo Reale dunque ad accogliere quanto c'è nella storia di Dorfles, autore, tra gli altri, dei testi: Il kitsch (1968), Le oscillazioni del gusto (1970), Elogio della disarmonia (1986), Il feticcio quotidiano (1988) e Conformisti (1997).

È solo negli anni '80 che Dorfles torna alla pittura, dopo gli esordi con il Movimento Arte Concreta di Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet. Significativamente, il suo astrattismo si fa più ironico e leggero, le forme ricordano Kandinskji, i colori a volte Chagall, ma non si esauriscono in un'aderenza a uno stile determinato. Piuttosto, la grande competenza culturale permette a Dorfles l'utilizzo di un linguaggio poliedrico e universale.

Fondazione Antonio Mazzotta, Palazzo Reale e assessorato alla cultura del comune di Milano sono gli sponsor dell'iniziativa, che rende conto di un viaggio per ‘disarmonie', quello che Dorfles intraprende con ironia. Molte le provocazioni, sempre aperte al nuovo e alla commistione totale delle arti, incluso il kitsch da lui narrato in un memorabile saggio. Instancabile, Dorfles ha accolto positivamente e diffuso i valori delle nuove avanguardie dal Dada alla Pop Art, passando per il Surrealismo. E oggi, con questa mostra, ammicca ai tanti grandi che non sono arrivati dove è lui: cent'anni e ancora critico d'arte, scrittore, artista.
(con la collaborazione di Francesco Conte)  

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