Peter Fellin, l' IO-perchè
di CORONA PERER
(19 marzo 2010) - In Austria e Tirolo è Peter, l'artista internazionale. A Revò lo chiamavano Pierino perchè lo ricordavano bambino quando a 6 anni dovette fare le valigie dopo le prime due tragedie della sua vita: ultimo di 16 figli, a tre anni gli muore la madre. Poco dopo il padre, oste del paese. Non si capirebbe Peter Fellin se non si partisse da questo dato biografico che farà del piccolo Pierino il futuro Peter, artista sospinto da un immenso perché. Una bella mostra di spessore metafisico è in corso da Kunstmerano Arte fino al 2 maggio prossimo. Ma a rendergli omaggio sarà presto anche la natìa Revò.
Francesco Paternoster nella sua duplice veste di assessore alla cultura del comune noneso e presidente dell'Associazione Italia Austria ha ‘riportato a casa' Fellin con le celebrazioni di Revò dello scorso 18 marzo. Così l'artista è stato di fatto idealmente ricollocato nella sua culla: nato trentino, diventa suo malgrado austriaco, e poi diviene meranese. Celebre in area tedesca, Fellin compie un cammino estetico che pone la sua opera davanti alle grandi domande dell'Uomo: il senso e le origini del vivere.
Tema ben illustrato nella verticalità degli spazi di Kunstmerano Arte dove opere monumentali trovano spazio e rilievo. "F come Fellin" parte da un autoritratto giovanile, il momento in cui Fellin prende autocoscienza di sé. Dopo le fratture affettive del passato è un momento felice: Parigi gli riconosce il successo a 17 anni, allora lui si dipinge con il pennello in mano e titola la tela "Sono un pittore!". Un dettaglio psicologico di non poco conto perché dice di quel riconoscimento al quale ogni bambino anela e che solo la madre può dare. Fellin non lo aveva potuto avere. "I vuoti esistenziali venivano da questo" afferma il figlio Benedetto, intervenuto all'inaugurazione della mostra curata da Markus Neuwirth, docente di storia dell'arte ad Innsbruck. "Mio padre era un uomo alla costante ricerca: un pacifista, un cristiano-cattolico che però non amava la pratica religiosa e aveva profonda spiritualità".
La fortuna di poter crescere armonicamente e diventare artista gli venne assicurata dallo zio Giacomo, bibliotecario a Graz, che lo adotta e gli fornisce importanti stimoli culturali (tra i primi ritratti giovanili esposti a Merano c'è proprio lo zio).
Su Jacob Fellin si innestano le celebrazioni trentine, un omaggio diretto e indiretto allo stesso tempo a Peter, perchè concentrato sulla figura che fu artefice della sua formazione. Jacob Fellin era un intellettuale: quel nipotino di Revò accolto in famiglia, e adottato, fu amato come un figli: studi assicurati e un viatico per la Mitteleuropa pensante.
Per le celebrazioni raggiungerà Revò anche il Console Generale d'Austria a Milano, Teresa Indjein Unterstainer, di origini trentine e Renato Fellin, nipote dell'artista che vive a Padova.
Giacomo Fellin, non era infatti solo il bibliotecario universitario di Graz: partecipò anche ai trattati di pace Italia-Austria e scrisse due tomi di filosofia. "Peter e Giacomo Fellin rappresentano le grandi famiglie trentine. L'altra è proprio quella degli Unterstainer sulla quale lavoreremo presto" dice Paternoster. A Revò saranno esposte alcune opere inedite e le lettere tra l'artista e lo zio. Dopo i primi studi a Graz e Schwaz, Fellin era stato in Francia. Lo zio lo seguì è spronò a distanza.
A Merano giunse a 26 anni con l'incarico di affrescare la Chiesa di Naturno. Qui conobbe la moglie. Dei suoi cinque figli Benedetto è a sua volta artista e spiega lo scatto generazionale tra lui e il padre. "Parlavamo d'arte, ma il mio è stato un percorso totalmente differente dal suo. E' stato bello ritrovarsi da artisti: gli raccontavo i miei viaggi in Asia, ero anch'io alla ricerca. Lui ascoltava, interessato alle religioni orientali e al Buddismo" ha detto Benedetto Fellin che vive a Vienna dove lavora all'Archivio Fellin. Il duplice omaggio meranese-trentino rende la figura di questo trentino-cosmopolita che aveva conosciuto la tragedia della guerra e la costrizione ad arruolarsi.
Come uomo e intellettuale pacifista fu l'altra tragedia della sua vita e lo disse con la materia. Kunstmerano Arte mostra le pietre di Russia in un'aula che ha la stessa sacralità di uno spazio sacro. L'internamento segnò un'estetica dominata in seguito dalla grande consolazione della musica, sulla quale prenderanno forma gli "Scripta" opere informali dal gesto meditato e sintetico.
Bach, Beethoven, Stravinsky (di cui Merano Arte espone un'impegnativa opera nell'open-space verticale) saranno stimoli forti negli anni '60 segnati anche da una forte crisi affettiva che lo condurrà negli anni '70 ad un manifesto sulla seconda natura. E ai piani alti questo approdo metafisico prende forma in opere di grande sintesi emotiva.
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