SALVO RECITS dal 6 marzo - 30 aprile 2010 da DEP ART, via Mario Giuriati, 9  Milano

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Sopra: Bosnia Erzegovina, 1988
Sorro: Ottomania del 1991

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Salvo tra i minareti

di Daniela Trentin 

Raffigura rovine, navate di chiese, valli e montagne, tombe turche, nature morte, alberi, ma ciò che vediamo non è mai la realtà bensì il suo ricordo, depurato dal tempo, che diventa sogno.

Salvatore Mangione - più conosciuto con lo pseudonimo di Salvo - espone alla galleria Dep Art di Milano un corposo gruppo di opere che compongono un'intensa antologia del suo lavoro.

Cultura, natura, tempo sono ora i suoi temi prediletti, sviluppati attraverso un uso attento della luce e del colore.

Nato come artista concettuale, sviluppò nella metà degli anni '70, il tema dell'io e dell'autocelebrazione tra ironia e provocazione (tra le perfomamces il suo volto che sostituisce quello delle immagini di alcuni quotidiani, il suo nome che prende il posto di quello dei personaggi letterari, le frasi incise sulle lapidi).

Ancora il suo nome verrà dipinto, tessuto o scritto con i neon - talvolta accostato a quello di grandi artisti del passato - ed enfatizzato attraverso l'uso del tricolore, così da sottolineare il proprio orgoglio di essere italiano, ma anche il legame con la tradizione, con il passato.

La produzione pittorica - dal 1973 in avanti - riflette l'importanza del rapporto con la storia, sia sostituendo il proprio volto a quello di illustri personaggi in quadri celebri della storia dell'arte, successivamente tramite un linguaggio che si compone di un'occulta citazione di stili di maestri e movimenti della tradizione italiana.

Allontanandosi dall'opera del primo periodo, fatta di gesti espliciti e dichiaratamente narcisista, la pittura dell'artista siciliano è divenuta un'arte riflessiva e di luoghi, dove i protagonisti sono il paesaggio, la natura e architetture aitanti, silenti e pacate, cariche di memorie e calma solenne.

Un'artista che dimostra una continua riflessione e un impegno profondo nei confronti del fare arte e allo stesso tempo della contemporaneità, in un rapporto dialettico e costante tra forma e linguaggio.

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