La grande epica fotografia di Rax. Grande perchè vien dal cuore

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 Ragnar Axelsson "Immenso e fragile. Un racconto dal nord"

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Ragnar Axelsson,in arte Rax

di Corona Perer

Rovereto 12 luglio 2012 - “Questo lavoro è la mia vita” dichiara il fotografo “sono venticinque anni che seguo questa ricerca sugli stili di vita che stanno scomparendo e purtroppo devo dire che alcune situazioni documentate all’inizio già non esistono più”.

Una imperdibile mostra fotografica sarà allestita ad Arco (Tn), Palazzo dei Panni dal 10 agosto al 9 settembre 2012. Si tratta delle immagini di Rax, fotografo islandese,poeta del bianco e nero che sfida la luce artica bianca e ogni esposizione/sovraesposizione fino ad annientare limiti e confini.

E' nato nel 1958. Iceland, dice il suo passaporto. Nome: Ragnar. Cognome: Axelsson, ma lui chiama se stesso RAX. Sin dal 1976 ha fatto parte di  Morgunblaðið (nome impronunciabile per noi del quotidiano più letto dell'Iceland) ma ha poi lavorato per agenzie e magazines girando il mondo, preferibilmente restando però sul ghiaccio e ...tra i semplici.

Per almeno 30 anni ha viaggiato nell'Artico ed è la più fulgida testimonianza (anche questa forse in via di estinzione) di un vero "documentary photographer". Non a caso le sue immagini hanno girato il mondo e sono state pubblicate da Life, National Geographic Magazine, Le Figaro, Stern, La Vanguardia, Time

Ragnar Axelsson esplora e fotografa da anni. Ha attraversato tempeste glaciali, è caduto in crepacci, è andato alla deriva in mare aperto. Ma ciò che ha fatto è stato soprattutto vivere in stretto contatto con le popolazioni locali per documentarne gli stili di vita.

Da vero antropologo (o da vero sociologo) ha finanziato di suo viaggi e ricerche nei luoghi più estremi della terra. La sua esperienza sembra ricordare quella di Levi Strauss e così ha potuto incrociare il cuore delle tribù, mettendo il proprio nelle loro mani e il loro nel...proprio obiettivo Leica. Straodinaria la ricerca sugli stili di vita che stanno scomparendo nel Nord Atlantico, nelle distese gelide di Groenlandia, Islanda e le Isole Faroe, protagonista del racconto dal nord davvero "Immenso e fragile". 

Dopo il duplice omaggio milanese a cavallo tra novembre 2011 e i primi mesi del 2012, arrivano perciò in Trentino nel cuore dell'estate, le immagini di un paesaggio spazzato dal vento gelido, la storia ai limiti del possibile delle esistenze che lo abitano, lottando con il ghiaccio e una natura matrigna in un angolo di terra bello e pericoloso.

Il fotografo islandese racconta i mestieri scomparsi o a rischio d'"estinzione" in fotografie dal bianco e nero. Sono scatti dallo stile "sobrio" e rimandano ad un patrimonio di figure ed attività vive ma nell'atto di appartenere già al passato tra villaggi abbandonati, volti che hanno impressi i segni del tempo e della fatica di un'esistenza tra le terre artiche.

Di queste storie si trova traccia nel libro Andlit Norðursins (che nel 2004 ha avuto una versione inglese con il titolo Faces of the North 2005). E' una collezione black-and-white tra i ghiacci ripubblicata poi in veste ampliata e riveduta nel suo più recente Last Days of the Arctic (2010), che ha avuto ilplauso della critica mondiale e la ribalta del New York Times per poi diventare una mostra tra Iceland e Irlanda. E' stato anche "Book of the Year", definito dal Times di Londra "un dono per occhi, mente e cuore".

Il corpo del lavoro registra a vita quotidiana e la cultura di alcune tra le più remote comunità al mondo nel tramonto della loro società. Sono le tribù nomadi del Nord che nel 2011 sono state descritte da Axelsson in "Iceland, a journal of nocturnes" (nella sua introduzione alla monografia di un altro illustre collega, lo scozzese Bruce Percy).

Anche lì - o forse... proprio lì - abita il cuore della terra, e dell'Uomo abituato a fare i conti con la Natura.

 

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