L'ennesima tragedia e un'unica colpa: essere donne in Afghanistan ma anche in Iran e Arabia

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Essere donne è ancora un peccato

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"Donne...Perse"  tra cinema e realtà

 






Afghanistan:la colpa di esser donne

(11 agosto 2012) - E' successo a Kabul: un commando armato ha assassinato la preside di un liceo femminile nella provincia settentrionale afghana di Balkh. Sima Akakhel, era colpevole solo di questo: di aver aperto l'insegnamento alle donne.L'hanno massacrata. L'attacco e' avvenuto di sera ed ha colpito la donna  nella sua casa nel villaggio di Shinkai. La polizia non ha arrestato nessuno.

La tragedia delle donne afghane continua in un paese che non è certo migliorato dalla presenza occidentale che voleva "aiutare a crescere" il paese e difenderlo dalla violenza talebana. Le donne sono le prime a pagare e contro di loro le violenze non si contano.

Ricordiamo anche le loro sorelle d'Arabia: voteranno nel 2015, ma intanto non possono guidare e vengono frustate se lo fanno. Il lato B del mondo è quello delle discriminazioni, dei soprusi, dei diritti negati.  Il lato B è qualunque posto al mondo dove alle donne siano ad esempio negati diritti fondamentali. Anche banali se vogliamo, come il diritto di gioire di una passione sportiva.

In Iran la situazione non è migliore. Lo aveva raccontato un film presentato a Venezia ("Offside" di Jafar Panahi) che presentava la storia di cinque donne iraniane allontanate da uno stadio ai mondiali del 2006. Ma la realtà supera la fantasia.  Ed è capitato davvero che una donna, travestitasi da uomo pur di vedere una partita di calcio nel suo paese, in Iran, sia stata espulsa dallo stadio e consegnata alla polizia, quando le sue esternazioni di gioia hanno fatto capire ai signori maschi che sotto quegli abiti c'era una donna.

E ci si chiede: perché l'Islam moderato (sempre che esista) non prende la parola, perché queste diritti banali non vengano difesi ad esempio dalle donne musulmane che qui in Italia godono invece della libertà salvo poi soffocare nel silenzio vari soprusi. L'infibulazione è uno di questi. Pare che venga praticata anche in Italia al chiuso di famiglie che rispettano la tradizione: ovvero negare la felicità femminile.

Certo, essere donna in Afghanistan, Arabia e Iran è più difficile che esserlo in Marocco, altrettanto diverso dall'essere donna in Libano o Turchia, paesi che pure si dicono liberali e democratici. Ma perché allora le musulmane di quei paesi non insorgono per le sorelle che sono invece vittima di un Islam intollerante?

Perché sono solo poche intellettuali isolate e perseguitate a farlo? Ad una collega giornalista che denunciava le discriminazioni, Shahla Sherkat, firma autorevole, hanno chiuso il giornale. Si chiamava guarda caso "donne", ma era colpevole di danneggiare l'immagine della società iraniana.

Ma che società è mai quella che non è in grado di riconoscere alla donna la gioia pur piccola ma autentica di guardarsi uno spettacolo sportivo? E che immagine ritiene da difendere? Forza musulmane, svegliatevi. Non può farlo l'Occidente per voi. (C.Perer)


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