Pena di morte:5000 esecuzioni
di Guglielmo Vasto
Il dato fa paura: in Cina l'80% delle esecuzioni al mondo, che sono ancora tante, troppe: 5000. Sono più di sessanta gli anni della "carta" ma è ancora 'bambina'. Sono passati 6 decenni da quel 10 dicembre 1948, quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Trenta articoli per affermare al mondo che gli esseri umani hanno diritto alla vita e alla dignità, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza e fede e alla sicurezza, all'uguaglianza dinanzi alla legge, alla proprietà e alla cittadinanza. E anche per dire no alla tortura, alla schiavitù, allo sfruttamento e alle persecuzioni.
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza."Dal punto di vista giuridico, la Dichiarazione non nacque come un testo vincolante per gli Stati, nemmeno per i membri delle Nazioni Unite, che non furono chiamati a ratificarla.
Formalmente era una dichiarazione di principi volta a promuovere il rispetto per le libertà e i diritti che vi si definiscono. L'assenza di un obbligo giuridico preciso spiega probabilmente la rapidità (meno di due anni) con cui si giunse ad un accordo sul contenuto del testo. Negli anni successivi alla sua adozione, il testo della Dichiarazione universale venne però ripreso da un numero considerevole di strumenti giuridici diversi, tra questi molte costituzioni statali, risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea generale e i successivi trattati a tutela dei diritti umani.
Non si può dubitare oggi che almeno i principi fondamentali enunciati dalla Dichiarazione universale siano riconosciuti dal diritto internazionale consuetudinario e rappresentino un'indicazione vincolante di quali siano i diritti di tutti gli esseri umani.
Presupposto della Dichiarazione è l'idea che la dignità umana e i diritti uguali e inalienabili di tutti gli esseri umani siano il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. Nella consapevolezza che il disprezzo per i diritti umani aveva generato pochi anni prima una barbarie che aveva offeso la coscienza dell'umanità, la Dichiarazione mirava a raggiungere la costruzione di un mondo dove ogni essere umano goda della libertà di parola e di opinione e della libertà dalla paura e dal bisogno. Un obiettivo, ancora purtroppo ben lungi dall'essere raggiunto, che si rinnova nelle celebrazioni dei 60 anni della Dichiarazione.
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