Sud Sudan, rifugiati a rischio
luglio 2012 -Decine di migliaia di rifugiati dal Sudan cercano la salvezza nei campi in Sud Sudan, totalmente inadeguati, sovraffollati e privi di generi di prima necessità. L'assistenza medica non basta e mancano rifugi, cibo e acqua per chi arriva già debilitato.
MSF ha avviato una massiccia risposta all'emergenza nei campi rifugiati: con oltre 350 operatori umanitari stiamo effettuando più di 900 visite mediche al giorno e fornendo cure mediche urgenti per i malati più gravi tra i nuovi arrivati. Ma i bisogni di cure salvavita sono in continuo aumento. (per aiuti > clicca qui)
"Gli abitanti dei campi sono persone normali che hanno avuto una vita normale. Non sono ricchi, ma avevano case e beni, e poi un giorno, hanno dovuto impacchettare le loro cose, lasciando la loro vita alle spalle e iniziare a camminare. Per intere settimane. Quelli più fortunati e abbastanza forti, sono arrivati in uno di questi campi. Gli altri sono morti lungo la strada..." chi parla è Chiara Burzio, infermiera di MSF volontaria.
La storia di questo paese è martoriata. Il 9 luglio 2011 era stata proclamata l'indipendenza del Sud Sudan, il 54° stato dell'Africa. Ci sono voluti 191 anni di lotte per arrivare a questo traguardo, come ha detto in un messaggio alla nazione il primo presidente del nuovo stato Salva Kiir Mayardit.
Dal 1820 i popoli del Sud Sudan hanno lottato contro schiavisti e colonizzatori, sia arabi che europei. Ma anche dopo l'indipendenza del Sudan (1956), il Sud resistette ai regimi oppressivi di Khartoum con due guerre civili, durate quasi 40 anni. Guerre spaventose che hanno fatto almeno due milioni di morti e milioni di rifugiati.
L'accordo di pace fra il Nord e il Sud del Sudan siglato a Nairobi nel 2005, prevedeva anche un referendum in cui i popoli del Sud potessero liberamente esprimersi sul loro futuro. (Purtroppo il popolo Nuba, che aveva lottato con il Sud, non è stato incluso in questo accordo!).
Il 9 gennaio 2011 il Sud Sudan aveva tenuto in maniera pacifica quel referendum, che ha sanzionato quasi all'unanimità l'indipendenza. Il regime di Khartoum, nella persona di Omar El Bashir, anche se ha formalmente accettato il verdetto, ha mal digerito quella soluzione. Ed ora sta rendendo la vita difficile al nuovo Stato che i vescovi cattolici hanno definito " una unica nazione da tante tribù, lingue e popoli".
Il governo di Khartoum, ha infatti scatenato una guerra militare ed economica contro il Sud. Il 21 maggio 2011, dopo due giorni di pesanti bombardamenti, le Forze Armate Sudanesi, hanno occupato la cittadina di Abyei, al confine tra i due stati, ricca di petrolio e di importanza strategica. Ben 100.000 persone hanno dovuto fuggire.
Nessun popolo in Africa ha tanto sofferto come i Nuba, asserragliati sulle colline del sud Kordofan. Il tentativo dell'esercito sudanese di disarmare i sodati Nuba ha spinto il 5 giugno 2011 l'esercito di liberazione dei Monti Nuba ad occupare gran parte del territorio.
La reazione dell'esercito sudanese è stata feroce: pesanti bombardamenti, arresti, esecuzioni sommarie. L'aeroporto di Kadugli (la capitale della regione) è stato chiuso, la pista di Kauda (importante per le agenzie umanitarie) è stata bombardata. Molte chiese sono state saccheggiate e distrutte.
Per di più il governo di Khartoum ha deciso la guerra economica contro il nuovo stato: chiusura delle vie di comunicazione verso il Sud dove ora scarseggiano i viveri e il carburante.
I missionari comboniani che han vissuto sulla loro pelle questi avvenimenti, fin da quando il fondatore S.Daniele Comboni, ha fatto di quella terra la sua terra, scelta pagata con la vita (1881) hanno lanciato molti appelli alla comunità internazionale, Caduti però nel silenzio mentre - nella valle del Nilo - una nazione fra le più povere del pianeta, ma con immense potenzialità, sta morendo.
Guglielmo Vasto
(Roma 4 luglio 2012)
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