Manciù, l'ultimo imperatore
Treviso 29 ottobre - L'ultima Dinastia dei Manciù (che ha regnato sul Celeste Impero dal 1644 al 1911 con il nome di "Qing") è la protagonista della mostra in corso a Treviso "Manciù, l'Ultimo Imperatore" (aperta fino al 13 maggio 2012 alla Casa dei Carraresi).
"L'importanza dei reperti è di livello mondiale" commenta il curatore Adriano Madaro. Oltre alle divise militari e alle armi della conquista, compresi gli archi originali dell'Imperatore Shunzhi e Qianlong, alle preziose collezioni di porcellane, cloisonné e lacche dell'Imperatrice Cixi (compresi quattro dipinti di sua mano), in mostra sono esposte opere straordinarie di Giuseppe Castiglione (gesuita milanese considerato il più grande pittore del Settecento cinese) e i ritratti di tre imperatori.
Una sezione di grande interesse è dedicata alla valigia diplomatica del marchese Giuseppe Salvago Raggi, ambasciatore italiano in Cina all'epoca della Rivolta dei Boxer (1900): documenti rari quali mappe, lasciapassare, quotidiani con le cronache dell'assedio delle Legazioni straniere, fotografie e un editto imperiale costituiscono una attrazione storica rilevante.
Ma sono soprattutto gli oggetti appartenuti a Pu Yi, l'ultimo Imperatore della Cina (indimenticabile protagonista del celeberrimo film di Bernardo Bertolucci, vincitore di 9 Oscar e del cui film abbiamo in concessione alcuni scatti del backstage), a rappresentare la più eclatante novità mondiale.
Mai esposti prima d'ora, nemmeno in Cina, essi documentano l'epopea di un personaggio tragico della Storia moderna cinese, a cominciare dalla sua giacca di carcerato ( con cucita sul taschino la targhetta con il numero "981" che lo contraddistingueva tra gli altri "criminali di guerra").
Numerose le curiosità come il sigillo dinastico che teneva nascosto in una valigetta dal doppio fondo (pure esposta).
Interessanti gli oggetti del periodo in cui fu imperatore "fantoccio" del Manciukuò e precedentemente negli anni in cui visse "esule d'oro" a Tientsin: dagli abiti sontuosi di quand'era imperatore nella Città proibita, compresa la gabbietta del grillo, agli occhiali che gli impose il suo precettore inglese Johnston.
Un bimbo destinato ad un grande destino. Viene esposta la treccia che si tagliò con un colpo di forbice, gli stivaletti che indossò per la cerimonia dell'ascesa al trono all'età di tre anni e la tazza che aveva in carcere. E, a sorpresa, c'è anche il trono del Celeste Impero, smontato dalla sua secolare collocazione e rimontato pezzo per pezzo con tutti i suoi preziosi arredi in una sala dei Carraresi.
Per la prima volta al mondo gli oggetti personali dell'ultimo imperatore della Cina, Pu Yi, protagonista dell'indimenticabile film-capolavoro di Bernardo Bertolucci, usciranno dal palazzo di Changchun, già capitale dell'Impero fantoccio del Manchukuò, e saranno esposti a Casa dei Carraresi. Una parte della mostra sarà dedicata all'epopea umana dell'Ultimo Imperatore con documenti storici e fotografie.
Il suo trono (è la prima ed unica volta nella storia della Cina ad essere uscito dai palazzi imperiali di Pechino) era una sorta di "sancta sanctorum" in legno di sandalo. Nella sua eleganza trionfale accoglie a Casa dei Carraresi i visitatori con tutto il fascino del suo simbolismo,
I Manciù, sono classificati come la dinastia guerriera. E' l'ultima che ha governato sul Celeste Impero dal 1644 al 1911. Le armi e le uniformi militari dei grandi imperatori Kangxi e Qianlong, le preziose suppellettili della reggia di Mukden, le mitiche collezioni dell'Imperatrice Cixi sono esposte insieme ai reperti che testimoniano il crollo dell'Impero e l'avvento della Repubblica.
Dalle collezioni e dagli archivi della Cina i reperti e i documenti ancora sconosciuti in occidente e in esclusiva mondiale per la grande mostra che conclude il ciclo della "via della seta e la civilta' cinese".
La Mostra è stata inserita dal Governo Cinese nel Programma ufficiale dell'Anno della Cina in Italia e delle celebrazioni del Quarantennale dell'apertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina.
Il curatore Adriano Màdaro, giornalista e scrittore, è uno dei massimi esperti mondiali della Cina dove, negli ultimi trentatrè anni, ha compiuto 170 viaggi con lunghi soggiorni e percorrendo anche le regioni più remote, dalla Mongolia al Tibet, dalla Manciuria all'isola di Hainan.
Madaro è il curatore delle Quattro Grandi Mostre "La Via della Seta e la Civiltà Cinese".
Dal 1991 è l'unico membro non cinese del Consiglio direttivo permanente dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale, con sede a Pechino e nel febbraio 2002 viene nominato Rappresentante Ufficiale dell'Accademia per l'Italia e l'Europa.
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