"La musica è altrove - Cielo e terra nelle canzoni di Angelo Branduardi" di Saverio Simonelli - ed.Ancora

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«Non volevo musicare Yeats. Io volevo essere Yeats».
(Angelo Branduardi)

 

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Angelo Branduardi, la musica è altrove

(15 luglio 2012) - «Da sempre considero la musica un qualcosa che non si trova qui e ora, ma accade in qualche modo da un'altra parte, accade altrove. È uno sguardo al di là della porta chiusa, ma è anche la risorsa che hanno i bambini di fronte alla paura, per cui quando si trovano al buio si mettono a cantare e tutto passa». A scriverlo è Angelo Branduardi. Cantautore schivo e intenso, è orgoglioso di non piacere a tutti come ha dichiarato in una sua intervista.

Sì perchè Branduardi è qualcosa di specifico nel mondo della musica: non solo uno dei più amati violinisti di Ennio Morricone che lo adora e lo porta con sè nei concerti in giro per il mondo quando entrambi riescono a far coincidere le date. E' soprattutto uomo di intensa e vissuta spiritualità. La si trova tutta nelle sue canzoni.

Ha cantato castelli medievali, viaggiatori del futuro e donne in attesa davanti al mare, ciliegi che piegano i rami, mele ancora da cogliere e lepri che vanno a finire sulla luna. Non ha tralasciato santi e peccatori, redenzioni e dannazioni eterne e l'infinita dolcezza per il mondo bambino come nell'indimenticabile colonna sonora di Momo: un capolavoro.

Ha dunque sempre fatto una cosa: cantare l'amore e l'uomo errante, viaggiando con la fantasia tra cielo e terra. Con una chitarra e un violino, anzitutto.

A raccontarlo nei suoi versi e nei suoi pensieri di grande umanità, è il giornalista Saverio Simonelli con laurea in filologia responsabile a TvSat200 della redazione spettacoli. Il libro si intitola "La musica è altrove" Ed. Ancora.

Di pagina in pagina il suo libro è un entusiasmante viaggio musicale. Dice bene la casa editrice. "E' come mangiare le ciliege: una pagina tira dietro un'altra". C'è la vita del cantautore tra fiere e carovane, che ama sostare nell'infinitamente piccolo, come un topolino.

La musica di Branduardi è racconto-fiaba, andata e ritorno. E' inno al creato e ai suoi tranelli. C'è tutto il vero della vita insieme all'amaro, al sogno e all'utopia di quel pacato "State Buoni se potete" indimenticabile colonna sonora di un celebre film dove Branduardi aveva anche una particina.

La sua musica è un sguardo che si getta al di là della nostra finitezza.  «Ecco perchè ha direttamente a che fare con l'oltre, o meglio l'Oltre con la O maiuscola. Ed è quindi per questo un fatto assolutamente spirituale» scrive il menestrello Branduardi, poeta che nel libro regala a Simonelli una perla ricordando la genesi dell'album "La pulce d'acqua" quando afferma  «Non volevo musicare Yeats. Io volevo essere Yeats».

Ci è riuscito.
(Corona Perer)



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