La collezione Trevisan, attimi di eterno
di Corona Perer
(Rovereto 24 luglio 2012) - Il titolo "Con gli occhi, con il cuore, con la testa" è una citazione del fare fotografia secondo Cartier-Bresson per il quale scattare un'immagine non era certamente un atto meccanico ma un qualcosa che scaturiva da una percezione del mondo, una sorta di allineamento, su un'unica direzione di anima e mente. La frase è però anche sintesi perfetta di quella spinta che scatta nel collezionista, fatta di occhi-cuore-testa.
In una memorabile mostra allestita al Mart sono state allineate 200 delle 250 opere della Collezione Trevisan: si va dai dagherrotipi del 1846 di Ferdinando Brosy agli scatti di Gregory Crewdson di 160 anni dopo. Mario Trevisan, era presente all'inaugurazione della mostra sulle sue creature che fanno parte dei depositi a lungo termine del museo.
Una collezione internazionale la sua, nata per gemmazione e con fare enciclopedico. "Con gli occhi, con il cuore, con la testa. La fotografia della collezione Trevisan", a cura di Walter Guadagnini con Veronica Caciolli e Francesco Zanot non è un tentativo di tracciare la storia della fotografia, ma di mapparne gli esiti nel tempo secondo la sensibilità del collezionista. E' certamente tra le più significative collezioni private italiane di fotografia nata da una passione che delle origini del fare fotografia (anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo) approda al surreale e alla re-invenzione del mondo.
I curatori Guadagnin e Caciolli hanno organizzato insieme alla direttrice del Mart Cristiana Collu un percorso che procede per stanze tematiche. Si parte dai segni urbani con la celebre Beirut di Basilico al paesaggio naturale di Fontana. Quindi la figura umana e il corpo. Sostare sulla Eleanor (nella foto di questa pagina) realizzata da Harry Callahan, del 1949, è regalarsi un attimo di eternità. Il volto e l'immensità delle acque proiettano in un luogo mitico e in un altrove. L'autore non ha fotografo una donna, ma l'idea di donna.
Altrettanto straordinarie le immagini-documento di Mario Giacomelli, da Scanno (tra i primi a sceglierlo come proprio laboratorio negli anni '50) alla grande umanità di un letto di lungo-degenza psichiatrica.
Singolare, concisa, intensa e allo stesso tempo eloquente la piccola serie di foto reportage,dai luoghi di guerra con nomi di assoluto rispetto come Robert Capa in Cina, Wolf Strache che immortala la fuga di una madre da Berlino ed un Mario De Biasi da Budapest che immortala un morto tra la folla sgomenta e lascia alla storia della fotografia una crocifissione del Secondo Millennio, tragica e vera. La varietà delle immagini collezionate da Trevisan rispondono ad un'esigenza estetica che espone tutte le opere esposte ad una unica sete e a continui rimandi. Sono opere sulle quali sostare (magnifica nella sua epica tragedia la fuga dei nomadi affamati dal Mali di Sebastiao Salgado), ma non meno interessanti sono le opere che raccontano il gioco sul corpo che si traveste, si spezza e si ricompone.
La vera singolarità della raccolta sta dunque nella sua ampiezza cronologica e nella sua notevole ricchezza tematica: dai primi, affascinanti dagherrotipi si giunge attraverso un percorso segnato da celebri capolavori e da sorprendenti scoperte, alle più recenti prove di autori come Vanessa Beecroft.
In questo percorso non mancano i grandi maestri della fotografia (significativo l'incipit che si apre sul paesaggio narrato da Olivo Barbieri ) attaverso nomi che sono oggi "la storia" della fotografia" e tra questi Lewis Carrol, Man Ray, Henri Cartier-Bresson (straordinaria al riguardo la selezione di opere raccolte da Trevisan) passando attraverso le magnifiche ricerche di Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman, Vik Muniz, Marina Abramović, Andres Serrano. Wilhelm von Glöden, Margaret Bourke-White, Lee Friedlander, Irving Penn, Weegee, Helmut Newton, Diane Arbus, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin.
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