Mel 2012 sono morte 124 donne, una ogni 3 giorni. Il 2013 quante ne conterà?

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"Ferita, sostantivo singolare femminile", Margherita Vitagliano

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Margherita Vitagliano, 2012 - riproduzione riservata

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Violenza sulle Donne:troppe croci

2 maggio 2013 - Ferita: sostantivo singolare femminile. Ma nel vocabolario maschile che la violenza contro le donne cresce insieme agli stereotipi. E' qui che trova terreno e spazio. Tre donne sono morte nelle ultime 24 ore e la domanda va - a nostro avviso - rivolta alla coscienza maschile: uomini, dove siete?

Dal gennaio scorso sono morte 36 donne. Le Nazioni Unite, attraverso il Comitato Cedaw, nel rapporto finale  al Governo hanno evidenziato la propria preoccupazione per il fatto che in Italia persistono "attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica". Sono quasi 14.000 le donne che ogni anno si rivolgono ai Centri Antiviolenza e alle Case aderenti a D.i.Re. Il 78% sono stati "nuovi casi", il 71% di nazionalità italiana. Gli autori di questi reati sono stati per il 64 % partner il 20% ex, 8% familiare, 6% conoscente, e solo il 2% estraneo.

Resta invece ignoto il dato del sommerso cioè le donne che per mancanza di reti e progetti non riescono a ricevere alcun aiuto. E non sono croci meno pesanti quelle portate dalle donne che vivono in silenzio le angherie di un compagno o di un familiare violento. Tutto questo mentre secondo i dati Istat, quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni  (31,9%) ha subito nella vita almeno un tipo di violenza e tra queste quasi 700 mila avevano figli al momento del fatto.

I dati compaiono nella lettera aperta dalle "Donne in Rete" contro la violenza, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè la lotta alla violenza di genere diventi una priorità della politica italiana. La "lettera aperta" sarà recapitata al Capo dello Stato nei prossimi giorni, e le Associazioni e Case delle Donne aderenti a Dire faranno lo stesso con le istituzioni locali in tutto il Paese. Eccone i passaggi più significativi:

<<... Non si tratta di omicidi passionali o di raptus. L'uccisione della donna non è che l'ultimo atto di una serie di episodi di violenza fisica, psicologica, sessuale, economica. Noi li chiamiamo "femminicidi". L'Associazione Nazionale D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, a cui aderiscono 60 Centri Antiviolenza e Case delle Donne su tutto il territorio italiano, richiama le istituzioni ad un atto di responsabilità politica nei confronti del fenomeno della violenza maschile sulle donne nel nostro Paese e chiede ancora una volta che la lotta alla violenza sulle donne sia una priorità strategica nell'agenda politica italiana.

Il tema della violenza maschile sulle donne va affrontato secondo l'ottica della differenza di genere per superare la storica ma sempre attuale disparità di potere tra uomini e donne negli ambiti, politici, sociali, economici e culturali. Si continua oggi ad assistere alla mercificazione del corpo della donna considerato oggetto di scambio, privo di libertà e di diritti.

Comportamenti e linguaggio sessista minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine,  rendendola ancora più vulnerabile. Chiedono al governo italiano di "assicurare che le donne vittime di violenza abbiano immediata protezione e la garanzia che possano stare in rifugi sicuri e ben finanziati su tutto il territorio nazionale" infine, hanno espresso preoccupazione per l'immagine della donna in Italia quale oggetto sessuale.

Non possiamo, però, accettare che ciò si traduca in un indebolimento dei diritti delle donne vittime di violenza.

D.i.Re, i Centri Antiviolenza e le Case delle Donne, che in oltre vent'anni di attività hanno supportato migliaia di donne, aiutandole ad uscire dalla violenza e a conquistare la libertà, chiedono perciò con forza alle istituzioni nazionali e a quelle locali di rafforzare e sostenere con ogni mezzo le politiche necessarie alla prevenzione e alla lotta della violenza contro le donne.>>

 

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