foto: Visit Assisi
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Assisi, 800 anni dalla morte di Francesco

Andò in Terra Santa mentre infuriava la quinta crociata

Il 2026 sarà particolarmente significativo per Assisi e per i frati francescani perché si ricorderanno 800 anni dalla morte di san Francesco avvenuta il 3 ottobre del 1226. San Francesco - come noto - si festeggia il 4 ottobre,  perchè secondo lo scandire del tempo medievale, mezz'ora dopo il tramonto aveva inizio il giorno legale successivo.

Muore nudo sulla nuda terra. Dalla “Vita prima” di Tommaso da Celano, scritta tra il 1228 e il 1229 sappiamo che Francesco, percependo la morte imminente, chiese di essere condotto all’amata Porziuncola. Qui si fa spogliare della ruvida veste di sacco e «deporre nudo sulla nuda terra». Volendo essere conforme in tutto a Cristo Crocifisso che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla croce, alzò come sempre il volto al cielo, tutto intento con lo Spirito a quella gloria, disse ai fratelli: “io ho fatto il mio dovere, Cristo vi insegni a fare il vostro“.

In quei drammatici istanti Francesco si rivolge ai suoi frati, stretti attorno a lui. Li esorta, parla a lungo della pazienza, dell’osservanza di Madonna povertà, raccomandando più di altra regola il Santo Vangelo. Mentre tutti i fratelli gli stanno intorno egli stende sopra di loro le mani intrecciando le braccia a forma di croce, un gesto che egli tanto amava, e li benedice presenti e futuri, nella potenza e nel nome del Crocifisso.

Con le ultime energie, Francesco, officia la rievocazione dell’Ultima Cena, si fece poi portare del pane, lo benedisse, lo spezzò ed a ciascuno nè diede un pezzo da mangiare. Volle anche gli portassero il libro dei Vangeli e chiese gli leggessero quel brano di Giovanni che inizia: “Prima della festa di Pasqua“. Lo fece in memoria di quell’ultima e santissima cena che il Signore aveva celebrato con i suoi discepoli e per dimostrare ai fratelli la sua tenerezza d’amore. Passò in inni di lode i giorni successivi, invitando i compagni a lodare con lui il Cristo.

Tra le sue gesta anche una scelta coraggiosa; andare come pellegrino e testimone di pace in Terra Santa, sostandovi  fino al 1220, prima di rientrare in Italia. Andò in Terra Santa mentre infuriava la quinta crociata e sembrava che l’unico linguaggio possibile fosse quello delle armi. Ce lo documenta anche una magnifica opera del Beato Angelico (foto sotto):  Francesco al cospetto del Sultano (Lindenau Museum Altenburg)

Francesco d’Assisi attraversa le linee di guerra e supera la logica dello scontro di civiltà in atto, seguendo semplicemente la divina ispirazione che lo porta a credere nella possibilità dell’incontro fraterno con ogni creatura'' spiega padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa.

È grazie al suo incontro con il Sultano Malekel Kamel e al suo prolungato sostare in Terra Santa, che Francesco potrà poi elaborare la ''sua'' idea e maturare a sua vocazione.

"Quel metodo di evangelizzazione, fatto di testimonianza della vita e di annuncio della Parola che ha ispirato lungo questi otto secoli e guida ancora oggi la nostra presenza francescana in Medio Oriente, attraverso la Custodia di Terra Santa" aggiunge padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa.

 

 

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