Arte, Cultura & Spettacoli

I Macchiaioli

La pittura en plein air tra Francia e Italia

I Macchiaioli furono un fenomeno di dimensione europea, non qualcosa di provinciale come spesso la critica ha presentato, ma piuttosto parte fondamentale di una nuova tendenza europea rivolta alla lettura del paesaggio dal vero e del realismo.

Ne ha dato conto una tirologia di mostre che nel 2024 - tra Cortona, Gubbio e Livorno - ha riletto la storia dei Macchiaioli, una rivoluzionaria stagione dell’arte italiana e francese dell’Ottocento, attraverso 80 opere, raramente visibili al pubblico, dei grandi protagonisti di questo movimento, quali Signorini, Fattori, Abbati, Lega, Cabianca, Sernesi in dialogo con quelle di alcuni dei rappresentanti della Scuola di Barbizon, quali  Corot, Daubigny, Troyon, Rousseau.

La grande mostra “I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia”, curata da Simona Bartolena, ha analizzato la rivoluzione macchiaiola all’interno di un contesto europeo e in particolare i rapporti con la Francia, focalizzandosi sulle novità tecniche che i padri dell’arte en plein air hanno sviluppato sul tema del paesaggio e della pittura di genere.

I Macchiaioli furono uno dei movimenti più importanti e più celebri della scena culturale italiana nella seconda metà dell’Ottocento, che portò a ricerche pittoriche d’avanguardia che per molti aspetti hanno anticipato, con sorprendente modernità, quelle proposte successivamente dagli impressionisti francesi.

Artisti della Scuola di Barbizon quali Corot, Daubigny, Troyon, Rousseau, ma anche degli italiani Giuseppe e Filippo Palizzi, hanno iniziato ad esplorare il tema del paesaggio e della scena all’aria aperta prima della nascita dell’impressionismo. La scena artistica francese del XIX secolo è notissima e sempre molto apprezzata dai visitatori delle grandi mostre. L’Ottocento italiano, invece, è ancora poco raccontato eppure annovera le esperieze di Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi.

''Il clima in cui nasce la macchia era goliardico, fatto di amici e personaggi di tutta Italia che si incontravano a Firenze e trovano qui spunto per la loro piccola rivoluzione - prosegue Bartolena - lo spettatore della mostra scopre, mediante citazioni, stralci di racconti scritti, approfondimenti biografici e spiegazioni tecniche, la vera importanza storico-artistica della pittura macchiaiola, troppo spesso nota solo per la piacevolezza delle sue tavolette”.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Firenze è una delle capitali culturali più attive in Europa e diventa ben presto – prima grazie alle politiche moderate del Granduca e poi per il suo ruolo nevralgico nelle vicende unitarie – punto di riferimento per molti intellettuali provenienti da tutta Italia. Intorno ai tavoli di un caffè cittadino, il Michelangelo, si riunisce un gruppo di giovani artisti accomunati dallo spirito di ribellione verso il sistema accademico e dalla volontà di dipingere il senso del vero.

Il nome “macchiaioli”, usato per la prima volta in senso dispregiativo dalla critica, viene successivamente adottato dal gruppo stesso in quanto incarna perfettamente la filosofia delle loro opere con la nascita della pittura di paesaggio en plein air.

Sullo sfondo di un’Italia impegnata nelle fasi finali del Risorgimento, la rivoluzione macchiaiola (dalle sue origini nella seconda metà degli anni cinquanta, agli anni settanta), acquisisce uno stile più disteso, aperto alla più pacata tendenza naturalista che andava diffondendosi in Europa.

 

Fu un particolare momento della storia dell'arte italiana dell'Ottocento che nella fase più tarda negli ultimi decenni del secolo, porta l'eredità dei vecchi macchiaioli in  una nuova corrente di giovani pittori, cresciuti nella venerazione dei maestri ma intenzionati a modificarne radicalmente le istanze e i modi. 

In questo periodo la città di Livorno assunse un ruolo di primo piano nella scena culturale toscana. Meta turistica, ma anche sede di un importante porto, la città visse un momento molto florido, soprattutto per le arti visive, la letteratura, la musica e il teatro.


 

 

 

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