
Birmania, l'aviazione in fermento
Myanmar - incredibile: dopo il terremoto i raid
2 aprile 2025 - Myanmar: incredibile dopo il devastante terremoto i raid, in Birmania l'aviazione militare è in fermento.
“Gli attacchi militari nelle aree colpite dal terremoto ostacolano i soccorsi e sono disumani” afferma Amnesty International che ha lanciato un appello urgente affinché le forze armate di Myanmar cessino immediatamente gli attacchi aerei e ogni altra attività offensiva contro obiettivi civili nelle aree colpite dal terremoto di magnitudo 7.7 della scorsa settimana e affinché i soccorsi possano raggiungere più rapidamente possibile le persone nella zona dell’epicentro del disastro.
Le testimonianze raccolte da Amnesty International nei giorni successivi al terremoto confermano che l’esercito ha continuato a condurre attacchi aerei letali, aggravando le difficoltà nei soccorsi e aumentando paura e angoscia tra le persone sopravvissute.
“Le forze armate di Myanmar, così come tutti gli altri soggetti coinvolti nei soccorsi, devono garantire il pieno rispetto dei principi sui diritti umani e mettere al primo posto le necessità umanitarie delle persone colpite”, ha dichiarato Joe Freeman, ricercatore su Myanmar di Amnesty International.
“Non si può chiedere aiuto con una mano e bombardare con l’altra. Lanciare attacchi aerei e colpire civili nella stessa regione devastata dal terremoto è un atto disumano e mostra un totale disprezzo per i diritti umani”, ha aggiunto Freeman.
Secondo i media controllati dai militari in Myanmar, il terremoto ha causato almeno 2065 morti e oltre 3900 feriti. Il repentino aumento delle cifre giorno dopo giorno, unito alle difficoltà nelle comunicazioni, fa temere che il bilancio reale possa essere molto più alto.
L’epicentro del sisma si trova nella regione di Sagaing, un’ampia area nel centro di Myanmar. Danni significativi sono stati segnalati anche a Mandalay – la seconda città più grande del paese –, nella capitale Naypyidaw e in alcune zone dello stato di Shan e della regione di Bago. Gli attacchi aerei, ormai parte della quotidianità in Myanmar dal colpo di stato del 2021, hanno colpito anche le zone vicine alle operazioni di soccorso post-terremoto e altre aree di conflitto, come gli stati di Karen e Karenni.
Dopo il colpo di stato, l’esercito è stato protagonista di scontri violenti con i gruppi della resistenza armata nella regione di Sagaing e più in generale nel centro di Myanmar, portando a termine attacchi aerei illegali, esecuzioni extragiudiziali e incendi su larga scala dei centri abitati. In alcune circostanze, anche i gruppi di opposizione armata sono stati accusati di violazioni dei diritti umani.
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RICORDATE LADY BIRMANIA?
gennaio 2021 - Era stata nominata “Ambasciatore della coscienza”. Nel 2009 Aung San Suu Kyi era circondata solo da stima reverenziale. Ma questo titolo le venne anche ritirato per la repressione sui Rohingya. Poi il colpo di stato per mano dei militari - con i quali Lady Birmania governava - e lei è stata arrestata. Accusata di corruzione e di violazione delle regole sanitarie per la detenzione di walkie-talkie. Chiaro che si trattasse solo della scusa per fermarla. Così il Myanmar è ripiombato nella incertezza.
Come si ricorderà le forze di sicurezza di Myanmar avevano aperto il fuoco contro le proteste inizialmente pacifiche contro il colpo di stato del 1° febbraio 2021. I morti furono numerosi e tra questi a simbolo di tutti la giovane 19enne fermata da una pallottolla alla testa mentre manifestava.
Resterà nell'immaginario collettivo l'immagine di suor Ann Nu Thawng che in lacrime implorava la polizia di fermare la violenza e gli innumerevoli arresti di manifestanti.
Per i più Lady Birmania era un simbolo, ma non può essere taciuto il recente passato e di aver deluso i suoi concittadini e il mondo per le persecuzioni che lei (a suo tempo perseguitata) ha inflitto al popolo dei Rohingya.
E' stata infatti più volte accusata di non aver usato la sua autorità politica e morale per salvaguardare i diritti umani, la giustizia e l’uguaglianza in Myanmar e salvaguardare i Rohingya. Peggio: è stata palesemente indifferente di fronte alle atrocità commesse dall’esercito e alla crescente intolleranza rispetto alla libertà di espressione.
Da quando, nell’aprile 2016, Aung San Suu Kyi è diventata leader di fatto del governo a guida civile, la sua amministrazione è stata parte attiva nella commissione e nel perpetuarsi di molteplici violazioni dei diritti umani. E' stata ripetutamente criticata per non aver preso la parola nei confronti delle atrocità commesse dai militari contro la popolazione rohingya dello stato di Rakhine, nel nord di Myanmar. Le sue forze di sicurezza hanno ucciso migliaia di persone. Oltre 720.000 rohingya sono fuggiti in Bangladesh. Un rapporto delle Nazioni Unite ha chiesto che alti ufficiali dell’esercito siano indagati e processati per il crimine di genocidio.
Contro Aung San Suu Kyi e il suo comportamento giudicato indifferente - quando non propriamente ostile - nei confronti dei musulmani Rohingya hanno pomosso contestazioni Bono degli U2 e Bob Geldof, mentre istituzioni come il Comune di Oxford, il sindacato britannico Unison e l'Università di Bristol hanno ritirato le onorificenze precedentemente concesse. Alcuni esperti di crimini di stato dell'Università di Londra Queen Mary hanno segnalato che Suu Kyi sta "legittimando questo genocidio" in Myanmar
Venne ripetutamente chiesto al Comitato per il Nobel norvegese il ritiro del premio Nobel per la pace assegnato nel 1991. La possibilità di un ritiro del premio assegnatole nel 1991 era circolata sui media dopo che una commissione delle Nazioni Unite aveva raccomandato di processare i capi delle forze armate del Myanmar per genocidio e per altri crimini contro l’umanità, commessi nei confronti della minoranza di religione musulmana che vive nel paese, i Rohingya.
Il Comitato per il Nobel norvegese rispose che il premio Nobel per la pace non poteva esserle revocato.
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